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* Foto di Michele Cicoira nel Palazzo Zampaglione a Calitri, nelll'intatta cucina del 1500 (un grazie al Barone Antonio Zampaglione).


Note

Nel 2016, dopo 10 anni di collaborazione artistica con Vinicio Capossela e 4 di militanza attiva nei suoi concerti, la Banda della Posta ha visto il ritiro dalle scene dei suoi due musicisti più storici (il violinista “Matalena” del 1931 ed il fisarmonicista “Tottacreta” del 1940) che, dopo la grave ed improvvisa perdita di Rocco Briuolo nel febbraio del 2013 proprio all’indomani del primo trionfale tour estivo con Vinicio, hanno imposto una pausa di riflessione (nel maggio 2013 fu pubblicato il CD di esordio della Banda, dal titolo “Primo Ballo”, prodotto dallo stesso Capossela). Il fatidico bivio era tra lo sciogliere con onore la Banda dopo un'esperienza così esaltante oppure proseguire scommettendo sulla propria identità sonora e culturale in una nuova formula da rimodellare. In una memorabile riunione dell'agosto 2016, il dirompente entusiasmo di proseguire è stato il “fiat lux” primigenio da cui l'àire di rinascita è sgorgata foriera di nuove epifanie musicali; da qui la mia investitura sul campo quale Direttore e Produttore Artistico della Banda e l’arrivo delle due nuove giovani Artiste femminili nella formazione. Dopo mesi di prove, concerti e serate in osteria, il tutto condito dalla goliardia quotidiana condivisa dall'abitare nella stessa heimat alto-rpina di Calitri, questo lavoro discografico ha visto la luce grazie anche al supporto dell'incommensurabile Alessandro Altieri, chitarrista e compositore, mio imprescindibile alter-ego e collaboratore artistico da sempre (con tutti gli attuali membri maschili della Banda della Posta abbiamo condiviso la militanza attiva negli sposalizi fin da giovanissimi... io fin dal 1981 quando avevo 13 anni!).

Gli ingredienti erano pronti ad essere miscelati, plasmati, forgiati, pesati e dosati in una formula in cui il racconto musicale si popolava sempre più di miti, voci e visioni del nostro mondo autoctono in un unicum narrativo dove l'inimitabile sound della Banda della Posta amalgamava le commistioni della nuova scrittura con la particolarissima “musica locale da ballo per sposalizi” e con mille altri influssi che si sono sedimentati e stratificati in un orizzonte sonoro e narrativo che la nostra verve di corsari musicali ha esaltato a dismisura dilatando l'immaginifico della nostra identità osco-sannitica fino a suggestioni di “World Music” nutrendo una linfa che, dalle nostre radici, ha creato atmosfere oniriche in una pulsante fucina di vibrazioni dell'anima, di suoni e di ritmi ... dalla Genesi alla Rivelazione, ecco qui impresso il suono de “Il sortilegio degli Sponzati”!

Questo CD celebra il “rituale”, momento supremo della socialità in cui si rinnovano i voti del ciclo della vita e della rinascita energetica, dell'alternarsi delle stagioni e delle generazioni, della continuità ed identità delle comunità attraverso gesti, parole e suoni ancestrali. In primis il rituale del Luquaré, sacro mantra del ballo negli sposalizi, sintesi ed iperbole antropologica di congiunzione tra l'uomo e la donna unitamente al rituale della quadriglia. Poi di seguito mille altre suggestioni rituali che dal popolare delle “cunv’rsaziun’” (raduni tra soli uomini dove si mangia, si beve e si cantano i brani ed i sonetti dialettali esaltando l'eccesso della dissipazione nel godimento materiale) agli stornelli di sfottò fino alle suonate “a guerra” con tanti altri influssi che pure fanno parte del patrimonio e della sensibilità di tutti noi coinvolti nella vertigine della Banda... la vertigine di noi tutti consacrati fin dall'adolescenza ad amministrare negli sposalizi di paese il sacramento rituale del “Il sortilegio degli sponzati”.

Questo lavoro non è un solo un doveroso omaggio alla memoria di Rocco Briuolo, ne è la congiunzione viva con lui ed il suo mandolino nei nostri spiriti; sappiamo che suonando insieme questa musica avrebbe sentenziato caustico “’nù shkif’!” (“uno schifo”, frase che rivolgeva immancabilmente a Capossela dopo ogni brano nei concerti dal vivo), biascicando le parole con l'immancabile residuo di “tizzone ardente” pendente dal labbro ...ma sappiamo anche che sarebbe stato il più felice di suonarla commuovendosi come sempre per essere con noi, tra noi e per noi.

                                                                                                               M° Canio Rosario Maffucci


 

Abballa la quadriglia
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)


Eravamo sull’orlo della notte,
srotolando tappeti di perché,
e le stelle ci annusavano a frotte,
alitando fole come un narghilè.
Stropicciammo risposte indefinibili,
costellazioni di parole a lentiggini,
liturgia nel baccanale degli inguaribili,
ma il Fuokista prescrisse un altro brindisi.

Sentenziò Shamir: “la festa non può finir così”,
come un astrologo il Kommissario rispose: “si!”,
ci abbagliò dell'anabàsi il cremisi delle luci,
danze e balze “nelle grandi fauci”.
Quando ad un trattolo un'orchestrola di lucciole
fluttuò melliflua verso noi fieri giannizzeri,
il tosha-mosha, i ripristini e le frottole,
sul melograno usignuoli o allodole?”

E allora abballa, abballa la quadriglia,
in questa vita che ci lassa e che ci piglia,
e allora abballa, abballa la quadriglia,
il malessere d'amor tutto scompiglia.

...giro di quadriglia tradizionale con i comandi parlati per i danzatori che abballano...

Da Brunazzo birre, grugni e ghigni nel locale,
alla notizia la truppa se l'era presa a male,
il commento dozzinale da anatema medioevale,
invocava su noi “la fine di Carnevale”.
Alla Posta la notizia accolse favore,
mentre la Banda suonava con fragore,
una quadriglia tributarono con calore,
benedicendo la donna, la vigna e il tricolore.

E allora abballa, abballa la quadriglia,
in questa vita che ci lassa e che ci piglia,
e allora abballa, abballa la quadriglia,
il malessere d'amor tutto scompiglia.

*Fuokista: Antonio Di Milia (famiglia dei “Cuzzett”).
*Shamir: Francesco Margotta (famiglia dei “Mamm'cciegghj”).
*Kommissario: Agostino Di Salvo (famiglia dei “Faraon'”).
*“Nelle grandi fauci”: espressione che significa “nella bramosia più assoluta”, nonché nome del brand e del negozio di abbigliamento del mio “compare” Salvatore Caruso (nella canzone ci si riferisce sia al senso di brama che alla presenza del “compare”).
*Tosha-mosha: il “do ut des” dei latini, cioè “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”.
*Ripristini: i continui bis nelle bevute (dall'universo linguistico “parallelo” di Pasqualino Margotta, della famiglia dei “B'zzeff'”). *”sul melograno usignoli o allodole?”: allusione al III atto di “Romeo e Giulietta” di Shakespeare visto che la separazione diventava molto dolorosa per i valorosi amici.
*Lassa: lascia (verbo lasciare). *Brunazzo: l'amico Bruno Germano, proprietario del pub/pizzeria Double Jack di Calitri (nostro storico ritrovo). *”La fine di Carnevale”: il martedì grasso, a Calitri, per celebrare la fine del Carnevale è usanza che i bambini escano mascherati in gruppo portando una lettiga con un fantoccio rappresentante il “Carnevale morto” da esibire a tutti per ottenere caramelle o biscotti (fare la “fine di Carnevale” significa “morire e/o essere ammazzati e poi esposti alla gogna del popolo”).


NOTE: questo brano parla di una vicenda goliardica di cui sono stato protagonista nel 2012, iniziata con la solita grande bevuta nel nostro covo (il pub di "Brunazzo" a Calitri) e terminata da alcuni amici con un imprevisto fuori-orario in un "certo posto fuori terra”. La Quadriglia assurge a metro di misura delle vicende umane, anche nell'eco del passato che lega indissolubilmente fino al presente i nostri comportamenti collettivi a quelli dei nostri padri ed avi, il tutto filtrato dall'impeto virile che da sempre è l'oggetto principe di tante speculazioni maschili ed “atmosfere” dialettiche paesane tra amici.

 

Il sortilegio degli sponzati
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Sul davanzal l'eburneo fiocco di partenza,
la zita è sotto l'Arco, inizia il rito dell'assenza,
i panni apprezzati, le 'n'tr'chiere fanno inciuci,
or fuori dalla chiesa maluocchj e cicciaruci.
Compari ed invitati sono già tutti parati,
nella Casa dell'Eca in cannazze sprofondati,
e legheran gli sposi e danzeranno in cerchi intorno,
per compier' la magia volteggeranno tutto il giorno.
I ziti asfissiati son' nel vortice succhiati,
come in un lungo chiacco di sausicchie legati,
roteando i danzatori nello spasmo dell'arcano,
intessono ad ogni gir' l'antico rito del profano.
Ah, abballa l'attan': tozza a muss' nett' 'p 'r b'ffett'.
Ah, abballa la mamma: s' n' presha cu' 'zian' e mammanonna.

Amma sp'nzà, amma sp'nzà, tre giorni come il baccalà,
tutti bagnati e inzuppati, nelle ossa infracidati.
Amma sp'nzà, amma sp'nzà, tre giorni come il baccalà,
tutti bagnati e inzuppati, nelle ossa infracidati.
Ah, mi gira la testa, mi gira la testa nel sortilegio della festa.
Ah, sono sponzato, sono rapito dalla festa inghiottito.
Ora siamo sponzati, tutta la vita inguaiati.
Baccalà, baccalà, sponza un altro nel paese,
baccalà, baccalà, come un'alicia norvegese.
Baccalà, baccalà, tre giorni interi a ballare,
baccalà, baccalà, non si finisce di sponzare.

Nelle zagaregghie scongiuriam Santo Liborio,
il santo protettore dei cornuti volontari,
i ziti tu proteggi, Santa Maronna mia,
con San Canio e San Vito e tutti i Santi in compagnia.

...giro di ballo a Luquaré, composto nel 1961 da Rocco Briuolo...

Ah, li cumpagnj, s' sò m'p'tanat' tutt' quanta,
ah, 'ss sh'r'chess', s' votan' e tarment'n' i cchiù fessa.
Amma sp'nzà, amma sp'nzà, tre giorni come il baccalà,
tutti bagnati e inzuppati, nelle ossa infracidati.
Amma sp'nzà, amma sp'nzà, tre giorni come il baccalà,
tutti bagnati e inzuppati, nelle ossa infracidati.
Ah, mi gira la testa, mi gira la testa nel sortilegio della festa.
Ah, sono sponzato, sono rapito dalla festa inghiottito.
Ora siamo sponzati, tutta la vita inguaiati.
Baccalà, baccalà, sponza un altro nel paese,
baccalà, baccalà, come un'alicia norvegese.
Baccalà, baccalà, tre giorni interi a ballare,
baccalà, baccalà, non si finisce di sponzare.

*Sponzati: sudati (in dialetto calitrano sarebbe “sp'n'zat'”che ha molta assonanza fonetica con “sp'sat'”, cioè sposati...da qui il gioco di parole del doppio senso nel titolo e nel testo). A Calitri era tradizione festeggiare per 3 giorni il matrimonio (ballando per tutti i 3 giorni) così come è consuetudine ancora oggi mettere il baccalà in ammollo nell'acqua per 3 giorni. Da una geniale intuizione di Vinicio Capossela è nato il suo "SponzFest" che aveva per slogan della sua prima edizione “sponzati 3 giorni come il baccalà”, proprio per indicare lo sforzo immane di ballare per tanto tempo e specialmente nel ballo degli sposi dove questi vengono avvolti da migliaia di stelle filanti di carta colorata (dette “zaharegghj”) fino ad essere avvolti e legati all'inverosimile, ballando a lungo in questa stretta che fa sudare tantissimo (usanza che si rispetta rigorosamente tutt'oggi) .
*Zita: sposa, fidanzata.
*L'Arco è il così detto “Arco degli zingari” (sito in Via dei Faenzari a Calitri).
*'N'tr'chere: intrighiere, ficcanso.
* Maluocchj: malocchio.
*Cicciaruci: confetti.
*Casa dell'Eca: acronimo di “Ente Comunale Assistenza”, l'edificio pubblico di Calitri dove negli anni '60 e '70 dello scorso secolo si svolgevano i pranzi nuziali con conseguenti serate danzanti fino al mattino.
*Chiacco di sausicchj: fila di molti salami legati con lo spago.

* Traduzione del testo: Balla il padre, brindando e bevendo d'un fiato mentre passa per i tavoli. Balla la madre, vantandosi delle virtù (vere o presunte) della figlia con la zia e la nonna.
*Amma sp'nzà: “dobbiamo sudare”, ma anche “dobbiamo sposarci” in quanto “sponzare” qui è inteso come gioco di parole tra “sudare” e “sposare”.
*Zaharegghij: stelle filanti di carta colorata, usate a Calitri per avvolgere gli sposi negli interminabili “Primo ed ultimo ballo” delle kermesse danzanti; essi vengono avvolti fino a legarli ed immobilizzarli mentre girano su loro stessi a tempo di “Luquaré” e gli amici formano molti cerchi ruotando velocemente intorno a loro (è una tipica usanza praticata solo a Calitri).

*Maronna: Madonna
Traduzione del testo: Ah, guarda i compagni, si sono ubriacati tutti quanti; ah, queste pettegole che giudicano gli altri, si girano per fare cenni ed occhiolini ai ragazzi più stupidi (fessi).

NOTE: Nel testo è descritto il rituale del primo ed ultimo ballo degli sposalizi (a ritmo di Luquaré), con gli sposi avvolti dalle “zaharegghij” (stelle filanti di carta colorata) fino ad esserne completamente legati mentre girano solo su sé stessi con gli amici ed i parenti che formando innumerevoli cerchi concentrici ruotano vorticosamente intorno ai festeggiati (usanza che si rispetta rigorosamente a tutt'oggi). E' il nostro omaggio al geniale Festival che Vinicio Capossela ha qui ideato sul tema degli sposalizi locali, lo“SponzFest”, che da sempre ha avuto per fulcro la Banda della Posta. Nella seconda parte del brano c'è la citazione di un “Luquaré” strumentale in Fa Maggiore composto nel 1961 dal compianto Rocco Briuolo.
 

Posta mon amour
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Confido le mie angosce alla notte ed alla Luna,
per vincere in amor servono soldi e fortuna,
c'è buio nella stanza e mille stelle alla finestra,
provo a mettere insieme di me tutto ciò che resta.
Ah, e bevo il mio caffè, indifferente al bar tra gente come me,
ah, e leggo il mio giornale, sembra tutto normale,
la politica va male, in TV regna il banale e allora cambierò canale.
Non ho un lavoro certo e nessun mutuo per un tetto,
non so senza un libretto se mi accetteresti a letto,
io provo a risparmiare, per essere accettato,
in una società dove l'amore ha il suo mercato.
Ah, ti porterò all'altare,
la Banda della Posta per noi verrà a suonare,
ah, ti amerò senza soffrire,
e guardo all'avvenire, una cosa voglio dire,
la crisi non mi sposta, credo solo nella Posta.

Alla Posta, porta i tuoi risparmi,
tutti i tuoi guadagni, e lei ti amerà.
Alla Posta, metti i tuoi denari,
fai crescere i tuoi affari e mai l'amore finirà.
L'uomo in amore è solo utente,
lui sogna ma è un illuso contraente,
la donna suo malgrado è più efficiente,
il cuore batte al ritmo del conto corrente.

Se fossi già sposato con le rate da pagare,
con te a litigare e la voglia di scappare,
se dovessi sopportare tutto questo ed altro ancora,
faccio ora le valige e mando tutto alla malora.
Ah, i vecchi al bar hanno ragione,
raccontano che il matrimonio è una prigione,
ah, ma se poi ascolti anche il saggio,
devi aver coraggio, l'amore è un miraggio,
porta i soldi in Posta e non dovrai temere il peggio.

Alla Posta, porta i tuoi risparmi,
tutti i tuoi guadagni, e lei ti amerà.
Alla Posta, metti i tuoi denari,
fai crescere i tuoi affari e mai l'amore finirà.
L'uomo in amore è solo utente,
lui sogna ma è un illuso contraente,
la donna suo malgrado è più efficiente,
il cuore batte al ritmo del conto corrente.

Alla Posta, porta i tuoi risparmi,
tutti i tuoi guadagni, e lei ti amerà.
Alla Posta, metti i tuoi denari,
fai crescere i tuoi affari e mai l'amore finirà.
Alla Posta, il tuo amore fai ballare,
con la Banda della Posta, se tu la vuoi sposar.

NOTE: quando i componenti più anziani della Banda della Posta suonavano nelle sere d'estate sui gradini dell'Ufficio Postale di Calitri (in Piazza Salvatore Scoca), uno degli sfottò di cui erano oggetto consisteva nel fatto che la vera motivazione di starsene lì fosse quella di fare la guardia alle proprie pensioni per paura che qualcuno le potesse rubare in loro assenza. Il sottoscritto invece li canzonava dicendo che loro erano i “guardiani dell'amore” poiché salvaguardavano la sacra “Arca dell’Alleanza amorosa”, cioè i depositi di denaro sui libretti di risparmio, unica motivazione verosimile che spinge una donna al matrimonio con (apparente) gioia... sempre in tono di sfottò, il testo dilatata in un'iperbole narrativa la dimensione della canzonatura verso le donne di paese.

 

Marinai in coperta
(Testo e Musica: Canio Rosario Maffucci)

 

Li hai mai visti, quegli uomini idealisti,
dotti notai e altruisti, anche un po' artisti come il Mistri,
persi a rincorrere la vita.
Avvocati colti e belli, intriganti, alti e ribelli,
disillusi cinquantenni, poeti come il Corazzelli,
in un'inquietudine infinita.
Tu lo sai, non cambieranno mai,
e poi li vedrai, tra libri, jazz e guai,
persi per la via, nelle nebbie della malinconia.
Ed avranno donne che non li capiranno,
Bill Evans ameranno e nel whisky piangeranno,
soffre il cuore nel buio,
la solitudine lo veste del suo nero e lungo saio.
Cosa sono i marinai in coperta?”
... stravaganti tipi dall'anima sofferta,
malinconici, ironici e incompresi,
uomini che in fondo si sono un po' arresi.

Ah, marinai in coperta,
sognatori che nessuna donna più aspetta.
Ah, marinai in coperta,
c'è Ricky al timone col cuore in allerta.

Architetti saggi e stanchi, barba e capelli bianchi,
navigatori e scrittori, da giardinieri parlan franchi,
il Veronese ora cucina.
Dottori affascinanti, importanti e illuminanti,
scampati ai cambiamenti, lei e tre figli per talenti,
c'è il Guascone di vita e medicina.
Tutti lo sanno, senza rumore vanno,
e non lo noteranno che è passato un altro anno,
e il tempo li ha segnati e lacerati, nei sogni più assoluti.
E avranno rimpianti, per i mancati incanti,
i ricordi ameranno ma di pianger smetteranno,
in fondo il cuore è un ciarlatano,
di slanci t'illude ma si abitua al grigiore quotidiano.
Cosa sono i marinai in coperta?”
... stravaganti tipi dall'anima sofferta,
malinconici, ironici e incompresi,
uomini che in fondo si sono già un po' arresi.

Ah, marinai in coperta,
sognatori che nessuna donna più aspetta.
Ah, marinai in coperta,
c'è sempre qualcuno, col cuore in offerta.
 

NOTE: brano ispirato dal nome del circolo privato/ristorante “Marinai in coperta” di Ferrara di cui sono socio (Ricky Andrioli è il proprietario). Questo ritratto di “sonora malinconia” è stato ispirato dai destini di alcuni miei carissimi amici, tutti accomunati da una profonda sensibilità verso l'arte ed uno smisurato amore per la vita e l'amicizia, ma, allo stesso tempo, tutti uniti da un vissuto personale in cui i sogni e slanci giovanili sono stati fortemente ridimensionati o sviliti da ferite morali, amori non ricambiati, divorzi, fallimenti, ideali traditi, cambi di prospettive, etc.. Sono tutti “marinai in coperta”, visto che questa è la mia definizione del “popolo eternamente errante nella diaspora dell'amore”.

 

Nel vuoto della notte
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Nel vuoto della notte, stride forte il clamore,
di parole mai dette e mai scritte alle porte del cuore.
Il fiume del silenzio, scorre fino al mattino,
polvere, freddo e vento, nell'autunno del mio cammino.
Ho custodito il tuo sorriso, nella gioia e nel pianto,
nei vicoli dell'anima deserti e nivei come un incanto,
nostalgia come senso di perdita tra nave e terra a distanza,
nel vuoto di cupe sere a novembre, l'eco della tua assenza.

E balleremo ancora abbracciati alla notte,
nel tuo ricordo la sorte, sempre m'innamora.
E faremo l'amore forse per non morire,
forse per non soffrire di amarti ho avuto il timor.

La fredda lama del tempo, affonda nei miei ricordi,
torva e livida non lascia scampo ai pensieri discordi.
Come stelle cadenti in agosto in giorni di sole e calura,
nella clausura d'Alètrion e pietre imbiancate di arsura,
malinconia come nebbia indistinta che sale ai crinali,
conosco i miei silenzi uguali, brusio di angosce rituali.

E balleremo ancora abbracciati alla notte,
nel tuo ricordo la sorte, sempre m'innamora.
E faremo l'amore forse per non morire,
forse per non soffrire di amarti ho avuto il timor.

*Alètrion: toponimo greco di Calitri 

NOTE: Brano in memoria di un ballo con la sorella della “zita” (sposa) al Ristorante “Il Pescatore” dei Laghi di Monticchio (Rionero in Vulture, PZ) qualche anno prima del nuovo millennio.

 

Banda della Posta
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Framustavano i suonatori e alluccuavano i cantatori,
nella ”casegghia dell'Orto di Cioglia”,
'ng'era Giuann' 'u Barbier' cu' G'loram' e tanta mier',
acqua sala” e “baccalaj 'a la 'ualanegna”.
E Rocco al mandolino e Matalena al violino,
e Tottacreta e Franchino, era guerra, fino al mattino.
E ci vogliono sienzi e aggietto, notte e giorno e pure nel letto,
ma per i cionna non c'è medicina,
l'ultima Thule è questo paese, per salvar l'uomo cortese,
dalle donne, scazzamauriegghj e legge divina.
Il Doc alla cutarra, Papp'lon' alla fanfarra,
i Briuolo al mandolino, Bubbù al basso, alla batteria Tonino.
Fornacelle e 'vronza ardente, ain' e cannazze per la gente,
l'eucarestia dell'ecumene 'ndòv' 'r femm'n' ess'n pren'.
Coppoloni impenitenti, epicurei gaudenti,
bevitori assai valenti, tauri cornuti assai potenti.
Noi mangiamo come briganti, voraci di vita, 'vrasciole e canti,
la cun'v'rsazion' è il rituale che guarisce da ogni male.
Se l'esistenza hai smarrito, ascolta la voce dal vigneto,
la tua vita devi cambiare, ti sei abbaluto ma ti devi ri'crijare.

E allora Banda, la Banda della Posta,
e allora Banda, la Banda della Posta.
An' avann' i cavalieri, all'incontré zita e bicchieri,
gran tuscé degli accappanti, n'ammufam' tutt' quanta.
Zaharegghij attuorn' 'a la zita, affinchè mai sia tradita,
zaharegghij attuorn' a 'u lu zit', per gabbare morte e vita.
Noi suoniamo allo sposalizio, perché all'uomo non sia supplizio,
ball 'in sé 'ra òsh 'a craj, tanto noi non dobbiamo morire mai.
E allora Banda, la Banda della Posta,
e allora Banda, la Banda della Posta.

Quegli incontri dell'estate, alla Posta intere nottate,
forgiavamo madrigali da menestrelli,
luquaré e mazurke andate e poi canzoni dimenticate,
cantavamo anche gli amori nei bordelli.
E Zì Armand', 'u Frenk e Sandrin', Pepp' Pop, 'u Rizz e T'mbrin',
Tor' Tor' e 'u Fukista vicini, B'zzeff'' e 'u Torkij, tutt' uagliun' fin' fin'.
E il postale di Di Maio, lo guidava Zì 'Chel' 'u Boia,
imprecando per le curve della stanziola,
da Mandarino si compie il fato, di chi col treno è poi emigrato,
in questo dialetto tutta la sua scuola.
E la Rossa abballa e canta e sona sona totta la Banda,
'ra Calitri e Carv'nar' sim' arr'vat', n'atu uaj' avit' passat'.
Fornacelle e vronza ardente, 'nzina fina per la gente,
votta in corpo quando hai, ma palate non prendere mai.
Lo strumento è un saggio rabbino, che ti segna per sempre il destino,
ma se credi alla scarogna, attanta l'ogna 'ra m'logna.
Noi suoniamo fino a sfinire, perché tutti facciamo gioire,
generiamo quando suoniamo, benedetti come Abramo.
Se l'esistenza hai smarrito, ascolta la voce dal vigneto,
la tua vita devi cambiare, ti sei abbaluto ma ti devi ri'crijare.

E allora Banda, la Banda della Posta,
e allora Banda, la Banda della Posta.
An' avann' i cavalieri, all'incontré zita e bicchieri,
gran tuscé degli accappanti, n'ammufam' tutt' quanta.
Zaharegghij attuorn' 'a la zita, affinchè mai sia tradita,
zaharegghij attuorn' a 'u lu zit', per gabbare morte e vita.
Noi suoniamo allo sposalizio, perché all'uomo non sia supplizio,
ball 'in sé 'ra òsh 'a craj, tanto noi non dobbiamo morire mai.
E allora Banda, la Banda della Posta,
e allora Banda, la Banda della Posta.

bussè alla musica, 'rat a 'bbev' a li s'natur'...

*Framustavano: facevano rumore.
*Alluccuavano: gridavano (per estensione cantare sgraziatamente) 
*casegghia: casa colonica di campagna situata in località “Orto di Cioglia”, contrada che lambisce il fiume Ofanto 
*'N
g'era Giuann' 'u Barbier': c'era Giovanni il barbiere (Giovanni Sicuranza), memoria storica di Calitri ed archivio vivente di cultura popolare (detto “il veloce”, il “Re” di tutti i barbieri del mondo) 
*
cu' G'loram': con Girolamo (Girolamo Caruso, proprietario della casa colonica in oggetto, dove spesso ancora oggi ci si riunisce per mangiare e cantare) 
*E tanta Mier': e tanto vino (dal latino “merus”) 
*Acqua sala: piatto tipico (e povero) della cucina calitrana, a base di pane duro bagnato per un attimo da acqua bollente in cui si è lasciato cuocere delle uova in camicia, condito da olio soffritto con aglio, cipolla e peperoncino in polvere (questo condimento diventa rosso) 
*Baccalaj 'a la 'ualanegna: baccalà condito con olio molto piccante, lo stesso descritto per l'”acqua sala” a cui sono aggiunti pezzetti di peperoncino intero e spesso anche peperoni conservati sott'aceto 
*Rocco: il fu Rocco Briuolo. *Matalena: Giuseppe Caputo. *Tottacreta: Giuseppe Galgano. *Franchino: Franco Maffucci.

*Sienzi: intelligenza, capacità di riflessione ed equilibrio mentale 
*Aggiett': abilità, destrezza nel fare le cose (prima di tutto nel pensarle) 
*Cionna: stupido/i 
*Scazzamauriegghj: folletto maligno ed impertinente che perseguita lo sventurato a cui si attacca (con in testa la “scazzetta”, copricapo di colore rosso simile alla “Kippah” degli ebrei) 
*Doc: Nino Tavarone. *Cutarra: chitarra. *Papp'lon': Crescenzo Martiniello. *Fanfarra: strumento a tastiera (parola di fantasia). *Bubbù: Giovanni Buldo. *Tonino: Antonio Daniele 
*Fornacelle: forno casalingo in mattoni con sotto il focolare dove ardere a vista la legna e sopra alla costruzione, sul piano cottura, c'è il grande buco per il pentolone di rame rosso 
*'Vronza: brace, carboni ardenti 
*'Ain': agnello 
*Cannazze: tipica pasta simile a lunghi bucatini spezzati in 3 
*Coppoloni: termine canzonatorio con cui i calitrani indicano gli abitanti di un paesino confinante; la parola è stata usata per estensione da Vinicio Capossela nel suo libro “Il paese dei coppoloni” per indicare tutti gli abitanti di quest'angolo dell'Alta Irpinia, con particolare riferimento alla gente semplice 
*”Tauri cornuti assai potenti”: è un omaggio ad un detto calitrano (“tauro” in dialetto significa toro, dal latino “taurus”) capovolto in chiave sibillina. Al soldato in partenza per la guerra, la Sibilla Cumana profetizzò: “idis redibis non morieris in bello” che ha doppia lettura a secondo della posizione della virgola (“idis redibis, non morieris in bello” significava che sarebbe andato e non sarebbe morto in guerra, mentre “idis, redibis non, morieris in bello” significava che sarebbe partito e non sarebbe tornato poiché morto in guerra). Allo stesso modo, a secondo della virgola, potrebbe essere “tauri cornuti, assai potenti”, cioè valorosi amanti molto possenti in amore (le corna come simbolo di virilità maschile) come allo stesso modo potrebbe essere “tauri, cornuti assai potenti” che non disconosce l'essere capaci di andare con le “altre” donne, ma allo stesso tempo contempla il fatto di subire le corna (intese come simbolo di tradimento). Il detto calitrano che è statofonte d'ispirazione cita: “'u taur' 'bbuon' ten' 'r corna” (il vero toro ha le corna... ma qual è il vero senso?). La sibillinità è un dono che abbonda in paese!
*'Vrasciole: involtini di carne nel sugo al ragù 
*A cunv'r'sazion'”: raduno di amici (solo di sesso maschile) in qualche grotta dove si conserva il vino, sottano o in case coloniche di campagna (spesso con decine di invitati, anche mettendo insieme tutte le età, dai ragazzi agli anziani) dove si mangia, si beve e poi si canta fino al mattino (canzoni in dialetto e canti della prima guerra mondiale) 
*Abbaluto: abbattuto, in senso morale *
Ricrijare: divertirsi 
*”E chi 'n vol' sim' qua”: ultimo verso della poesia del “mitico” Giovanni Sicuranza dal titolo “I f'rastier'”, cioè i forestieri che vengono a Calitri 
*An'avann' i cavalier': avanti gli uomini (comando della quadriglia) 
*All'incontré zita e b'cchier': la sposa ed i bicchieri al contrario (gioco di parole con il comando della quadriglia che obbliga a girarsi e camminare seguendo il cerchio in senso contrario a quello di prima.... per i bicchieri vuol significare di bere!) 
*Gran tuscé degli accappanti: grande finale di tutti coloro che non sono stati invitati eppure si trovano lo stesso insieme ai presenti (riferito alle circostanze della vita, tipo un disgrazie e/o malattia che, seppure non invitata, arriva e ci devi “ballare” insieme)
*N'ammufam' tutt' quanta: ci ubriachiamo tutti 
*Zaharegghij attuorn' 'a la zita/'a lu zit': stelle filanti colorate intorno alla sposa/lo sposo 
*Ball 'in sé 'ra òsh 'a craj: ballo in sé (comando della quadriglia che impone al cavaliere di riprendere la propria dama e ballare in coppia) da oggi a domani (“craj” significa “domani”, dal latino “cras”) 
*Luquaré: polke popolari

Qui di seguito sono citati i nottambuli (“suonatori”, “cantatori” e “bevitori”) che formavano l'originaria “Banda della Posta” (realmente detta così) che ha preceduto quella odierna; siamo stati attivissimi dalla metà dagli anni '80 fino al 2000. *Zì Armand': “zio” Armando Fastiggi, il padre spirituale di tutti noi (il grandissimo scrittore Paolo Rumiz, che lo ha descritto e ritratto, ne parla come il “Ray Charles locale” visto che il carissimo “zio” Armando è ormai non vedente). *'U Frenk: Franco Di Cairano, oggi purtroppo sulla sedia a rotelle per un incidente in Germania. *Sandrin': Sandro Rainone, il genio della musica che ha insegnato a tutti i musicisti di Calitri lo stile armonico che tanto ci distingue per originalità. *Pepp' Pop: Giuseppe Cerreta, grande chitarrista che non ne vuole più sapere di suonare (oggi commercialista). *'U Rizz': Roberto Nicolais detto “il riccio” per via dei capelli ispidi come gli aculei del simpatico animaletto. *T'mbrin': nomignolo di famiglia di Canio Rosario Maffucci. *'U Torkij: Antonio Maffucci (della famiglia dei “Ff'lec'”, imparentata con “T'mbrin'”) detto “il torchio” per via della robustezza. *B'zzeff'': Pasqualino Margotta
* Bussè alla musica: durante le lunghissime quadriglie, ogni tanto colui  che comandava il ballo invitava i danzatori con questa frase a rivolgersi verso i suonatori per una specie di inchino con un battito di mani sincronizzato a simbolo di applauso (si battono le mani solo una volta, tutti insieme)

* 'Rat' a 'bbev' a li s'natur': date da bere ai suonatori (motivetto musicale con queste parole che intonano i musicisti per chiedere ancora da bere.

NOTE: la “Banda della Posta” è l'espressione sonora di un mondo mitico ed onirico di rituali collettivi; ne sono descritti la genesi, i luoghi in cui hanno suonato e le persone che li hanno da sempre circondati. L'introduzione è un omaggio al mondo di frontiera di Sergio Leone, che pure è figlio di questi ventosi altopiani dell'Alta Irpinia (anch'essi frontiera senza tempo di un mondo onirico).

 

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Prefazione della suite CORSARI, PROFETI e COPPOLONI

Questi brani a seguire, i Medley di "Corsari", "Profeti" e “Coppoloni”, sono un visione sull'amore inteso secondo i canoni “paesani da osteria” a noi più familiari e descrivono le tre tipologie di uomini più comuni del nostro territorio. I brani si sviluppano sul modello della suite calssica intorno ad una trama narrativa che si dipana in una sorta di “Inferno, Purgatorio e Paradiso” danteschi: i “Corsari” sono quegli uomini che hanno bisogno di continue nuove conquiste (qui messi al confronto con i corsari francesi del XVII secolo), i “Profeti” sono invece quegli uomini che amano con devozione e per dovere religioso la propria donna (qui paragonati alla santificazione ed al ringraziamento ebraici per ogni dono di Dio) ed infine abbiamo gli anti-eroi “Coppoloni”, uomini semplici di paese che sposano la prima donna che possa andar bene per tirare avanti una famiglia ed il lavoro nei campi senza altre pretese o aspettative di emozioni (qui messi a confronto con i “coppoloni” polacchi, i contadini che andavano in guerra per difendere la loro verde terra con il pensiero rivolto all'amata che temevano di non rivedere più). Nel finale c'è un ribaltamento di prospettiva in cui, personalmente, tutto questo gran affanno dell'amore è "salvato" in chiave coppoloni con un ritmo di Luquaré!


Mare mysticum amoris
(Musica di Canio Rosario Maffucci)

NOTE: Questo brano strumentale descrive il senso di mistero dell'uomo che si affaccia per la prima volta all'amore, salpando per un mare ignoto a cui affida tutti i propri sogni, slanci ed aspirazioni di felicità... “ma n'n sap' che sciorta 'u penn'!” (trad. lett.: non sa cosa il destino gli riservi)... destino qui inteso nell'accezione calitrana in puro stile leopardiano da pessimismo cosmico, quale “destino fatalmente ingrato”.


Les Corsaires
(tradizionale, Inno della Reale Marina Francese del XVII secolo - libera traduzione dall'originale)

 

Sono degli uomini di gran coraggio quelli che con noi partiranno.
Non temono i colpi o il danno, né il naufragio né l'abbordaggio,
nel pericolo si esalteranno, quelli che con noi partiranno.

Originale francese:
Sont des hommes de grand courage,
ceux qui partiront avec nous.
Ils ne craindront point les coups, ni les naufrages, ni l'abordage,
du péril seront jaloux tout ceux qui partiront avec nous.

Capitaine (capitano): Maître d'équipage, les gars, soyez prêts à appareiller! ...gabiers, au gréement! ...levez l'ancre! (nostromo, marinai, siate pronti a salpare! ...gabbieri, alle sartie! ...levate l'ancora!)
Maître d'équipage (nostromo): Capitaine, navire en mer! (capitano, la nave è in acqua!)
Capitaine (capitano): Matelots, serrez les voiles! …barreur, plein mer! (marinai, spiegate le vele! ...timoniere, mare aperto!)

NOTE: ecco gli speranzosi e valorosi Corsari che professano il loro credo supremo prima di salpare. Subito dopo il coro si sentono voci concitate sulla nave dei corsari nel momento di salpare...(voce del capitano: Canio Rosario Maffucci; voce del nostromo: Antonio Daniele)
 

Le Grand Coureur
(tradizionale bretone del XVII secolo, inno dei corsari francesi)

 

Le corsaire “Le Grand Coureur” est un navire de malheur,
Quand il s'en va croisière pour aller chasser l'Anglais
Le vent, la mer et la guerre tournent contre le Français.
Allons les gars gai, gai... Allons les gars gaiement!
La nave corsara “Le Grand Coureur” è una nave pirata sfortunata,
quando va per mare a dare la caccia agli inglesi,
il vento, il mare e la guerra girano male, contro i Francesi.
Andiamo, ragazzi, allegri! Su, ragazzi, allegri!

Il est parti de Lorient avec mer belle et bon vent,
Il cinglait babord amure naviguant comme un poisson,
Un grain tombe sur sa mâture v'la le corsaire en ponton.
Allons les gars gai, gai... Allons les gars gaiement!
È partita da Lorient col mare calmo e buon vento,
Faceva vela a babordo navigando come un pesce,
la tempesta abbatte i suoi alberi riducendoli come pontoni di attracco.
Andiamo, ragazzi, allegri! Su, ragazzi, allegri!

Il nous fallut remater et bougrement relinguer
Tandis que l'ouvrage avance on signale par tribord
Un navire d'apparence a mantelets de sabords.
Allons les gars gai, gai... Allons les gars gaiement!
Abbiamo dovuto rifare l'alberatura e sgobbare anche se riluttanti,
e mentre il lavoro avanza arriva un segnale da tribordo,
Una nave, all'apparenza piena di bocche di cannoni da ogni suo oblò.
Andiamo, ragazzi, allegri! Su, ragazzi, allegri!

C'était un Anglais vraiment a double rangée de dents,
Un marchand de mort subite mais le Français n'a pas peur
Au lieu de brasser en fuite nous le rangeons à l'honneur.
Allons les gars gai, gai... Allons les gars gaiement!
Era davvero una nave inglese con doppia fila di denti (cannoni),
un mercante di morte improvvisa, ma i francesi non hanno paura,
E invece di battere in fuga cerchiamo di dar battaglia con onore.
Andiamo, ragazzi, allegri! Su, ragazzi, allegri!

Les boulets pleuvent sur nous nous lui rendons coups pour coups,
pendant que la barbe en fume a nos braves matelots,
dans un gros bouchon de brume il nous échappe aussitôt.
Allons les gars gai, gai... Allons les gars gaiement
Le palle (di cannone) ci piovono addosso, ma noi rendiamo colpo per colpo,
e mentre ai nostri coraggiosi marinai fuma la barba,
in un gran banco di nebbia ci sfugge immediatamente.
Andiamo, ragazzi, allegri! Su, ragazzi, allegri!
 

Corsari
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)


I corsari impenitenti della vita,
impavidi e tenaci prima che sia finita,
solcano del cuore il mare tempestoso,
donne e amori nel destino burrascoso.
Avvistano emozioni nei muliebri galeoni,
e vanno all'arrembaggio con tre file di cannoni,
veleggiando a trenta nodi nel piacer della conquista,
il bottino è l'amore di cui fare una provvista.
E un'altra storia, riempirà le notti insonni e senza memoria,
con una donna incontrata per caso,
quando il destino mette lo zampino e il naso.
E poi salperanno, su vascelli che mai affonderanno,
levando l'ancora per nuove rotte,
in amplessi che la mezzanotte tutti inghiotte.

Corsari, profeti e coppoloni,
tutti a navigar sull'Arca delle stagioni,
illuminati dalla luce dello stesso sole,
alcuni nell'abisso, altri dove Dio vuole.
Corsari, profeti e coppoloni,
tutti a navigar sull'Arca delle occasioni,
illuminati e oscurati dalle convinzioni,
e si salveranno, solo se Dio vuole.

I corsari sono uomini che soffrono,
con compagne assai distratte che li sfuggono e s'annoiano,
conquistano tesori o relitti di naufragi,
mettendo insieme i pezzi di altri cuori randagi.
Ma nel tormento del malinconico cammino,
sanno regalare il sorriso di un bambino,
e sanno esaltare donne anch'esse alla deriva,
dando un senso alla vita in una nuova prospettiva.
Così un altro corsaro,
nel mare dell'amore troverà riparo,
come Jean Bart che da Dunkerque salpò,
o Réné Duguay-Trouin nel suo covo di Saint-Malo.
Ed avranno la conferma,
nella delusione della terra ferma,
già sognando nuove e grandi avventure,
negli amplessi delle oscure e future paure.

Corsari, profeti e coppoloni,
tutti a navigar sull'Arca delle stagioni,
illuminati dalla luce dello stesso sole,
alcuni nell'abisso, altri dove Dio vuole.
Corsari, profeti e coppoloni,
tutti a navigar sull'Arca delle occasioni,
illuminati e oscurati dalle convinzioni,
e si salveranno, solo se Dio vuole.

Baruch atah Adonai
(tradizionale della liturgia ebraica)

Baruch atah Adonai, Eloheinu,
melech ha-olam, borei me-orei ha-esh.
Tu sii benedetto, Signore Dio d'Israele,
Re dell'universo, creatore della luce del fuoco.

* Voce di un rabbino che prega con l'invocazione del “Kadesh” (con i fedeli che gli rispondono).
NOTE: la luce di una donna può illuminare l'esistenza di un uomo come un dono supremo di Dio; allo stesso modo viene qui rappresentata dalla benedizione ebraica della luce del fuoco donata agli uomini da Dio. I Profeti sono qui il sinonimo di quegli uomini devoti in modo sacro alla propria donna. 
 

Profeti
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

E con il tempo è passato il tempo,
ti ho custodita sempre dentro di me,
e nel mio cuore c'è la gioia di averti,
e nei miei occhi incanto nel vederti.
Quest'amore così perfetto,
nella grazia abbiamo offerto noi...

E con il tempo la mia vita è passata,
e al mio fianco sei sempre restata,
nell'abbondanza e nella carestia,
tu la mia luce, ovunque io sia.
Tu miracolo del mio divenire,
tu sei dono del mio eterno fluire...
 

Hej sokoły
(Tradizionale polacco-ucraino del XIX secolo, su testo del poeta romantico Tymko Padura)

Hej, tam gdzieś z nad czarnej wody, wsiada na koń kozak młody.
Czule żegna się z dziewczyną, Jeszcze czulej z Ukrainą.
Ehi, là vicino alle acque nere un cosacco monta a cavallo
e teneramente saluta la ragazza e ancora di più l'Ucraina.

Hej, hej, hej sokoły, omijajcie góry, lasy, doły.
Dzwoń, dzwoń, dzwoń dzwoneczku, mój stepowy skowroneczku.
Hej, hej, hej sokoły, omijajcie góry, lasy, doły.
Dzwoń, dzwoń, dzwoń dzwoneczku,
Mój stepowy, dzwoń, dzwoń, dzwoń
Ehi, ehi, ehi falconi, evitate le montagne, le foreste, le valli.
Suona, suona, suona mia campana, la mia allodola della boscaglia!

Wiele dziewcząt jest na świecie, lecz najwięcej w Ukrainie.
Tam me serce pozostało, przy kochanej mej dziewczynie.
Il rimpianto, rimpianto per la (mia) ragazza e per la verde Ucraina.
Il rimpianto, il cuore piange perché non la vedrò mai più.

Hej, hej, hej sokoły, omijajcie góry, lasy, doły.
Dzwoń, dzwoń, dzwoń dzwoneczku, mój stepowy skowroneczku.
Hej, hej, hej sokoły, omijajcie góry, lasy, doły
Dzwoń, dzwoń, dzwoń dzwoneczku,
Mój stepowy, dzwoń, dzwoń, dzwoń
Ehi, ehi, ehi falconi, evitate le montagne, le foreste, le valli.
Suona, suona, suona mia campana, la mia allodola della boscaglia!

NOTE: il titolo della canzone significa “Ehi falconi”, dove “falconi” è da intendere come nome del reparto di soldati visto come "comunità" (alla stregua dei cosacchi del Don o dello Zaporoz'e).
 

Coppoloni
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Coppoloni di paese, tutta gente senza pretese,
li trovi in osteria, al circolo, al bar o per la via;
lontani dal clamore, con gli amici, non si curan dell'amore.
Non hanno occhiali sul naso, e sono come San Tommaso,
mettono in tutto il dito anche se non han capito,
proprio niente dell'amore, e per le donne mai nessuno resta insonne.
Senza piramidi e vizi, come i faraoni egizi,
né serragli e talismani, come i sultani ottomani.
Senza etere e fagiani, come i satrapi persiani,
né zaffette veneziane, feste romane e cortigiane.
Coppoloni, coppoloni, coppoloni terra e vino,
coppoloni, coppoloni. sacro cuore dell'Appennino,
contro la barbara visione della globalizzazione,
e la falsa seduzione della televisione,
noi custodi della tradizione.

Coppoloni, coppoloni, coppoloni terra e vino,
coppoloni, coppoloni. sacra anima dell'Appennino,
sudore e fatica di una civiltà antica,
lavoro non ce n'è e ora tutti si emigra,
l'Italia noi lasciamo e che Dio ci benedica!
Nel passato andati in guerra, senza soldi e senza terra,
la patria li ha chiamati e molti non son più tornati;
i nipoti oggi a Natale, in campagna ancora ammazzano il maiale.
Sul Piave o in miniera, nella Rhur e in terra straniera,
l'anima hanno dato e tutto il sangue hanno sputato,
senza nessuna comprensione, oggi lo stato li frega sulla pensione.
Senza titoli in borsa e arrivisti nella morsa,
né azioni e dividendi e la finanza dei ricchi e potenti.
Senza la speculazione e consulenti dell'illusione,
né la brama delle banche e il vuote di esistenze ormai stanche.

Coppoloni, coppoloni, coppoloni terra e vino,
coppoloni, coppoloni. sacro cuore dell'Appennino,
contro la barbara visione della globalizzazione,
alla malora status symbols e televisione,
il potere non amiamo, ma la condivisione.
Coppoloni, coppoloni, coppoloni terra e vino,
coppoloni, coppoloni. sacra anima dell'Appennino,
sudore e fatica di una civiltà antica,
lavoro non ce n'è e ora tutti si emigra,
l'Italia noi lasciamo, e che Dio la benedica!

Corsari, profeti e coppoloni,
tutti a navigar sull'Arca delle stagioni,
illuminati dalla luce dello stesso sole,
alcuni nell'abisso, altri dove Dio vuole.
Corsari, profeti e coppoloni,
tutti a navigar sull'Arca delle occasioni,
illuminati e oscurati dalle convinzioni,
e si salveranno, solo se Dio vuole.
 

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Luquaré
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

Solenne festa nel paese ma il santo non ha pretese,
processione dei fedeli nel tripudio dei vangeli,
i più buoni andran nei cieli, all'inferno i più crudeli.
Luminarie e bancarelle, donne brutte e donne belle,
piatti tipici e porchetta, vino buono e pancetta,
di cupeta gran incetta, sia la festa benedetta.
Tipi strani, zoppi, gobbi, ciechi e nani,
nella giostra della festa ora fiutan come cani,
anch'essi a loro modo ebbri di voglia sensuale
vertigine della dissipazione rituale.
Il comitato festa oggi ha un gran da fare,
votato alla missione ed in santini a dispensare,
si abballa con la Banda sembra che tremi la terra,
un arpone con la bella ora streca e grida "guerra".
Appartiene alla famiglia di Stuscé,
suo zio guida il postale fino alle ventitré,
è tornato al paese dopo un anno e sai perché?
...vuole abballare un luquaré!”

Luquaré, abballa stretto stretto, abbracciato con me.
Luquaré, ora strofina il ginocchio come uno scimpanzé.
Luquaré, Mammacenza e Salvatore il fornaio ”a danzé”.
Luquaré, sotto le stelle e il campanile ora si balla ”all'incontré”.
 

La compagnia dei moralisti perbenisti e classisti,
punta il dito a chi ha il bicchiere o in altre vie cerca il piacere,
ma le abluzioni di virtù non li redimono lassù.
La sarta ammalia nella festa ed a Stuscé gira la testa,
vanta doti casalinghe e dignità da camerlengo,
ma le virtù più evidenti son ben altre e differenti.
Cariatidi a lutto hanno acceso già la fiamma,
le maldicenze hanno il loro rigido programma,
in bocca alle pettegole i due sono una manna,
di corsa hanno avvisato le comari e la mamma.
San Martino protettor' dell'abbondanza di natura,
fai volgere lo sguardo ove l'occhio si ristora,
dei sensi l'alleluja si rinnovi innanzi a Dio,
nel ballo e nel vino noi gridiamo “r'crìj”.
L'amore forse esiste e bisogna far da sé,
con qualcuno che può andare troverai poi il perché,
bisogna sistemarsi ed in paese sai cos'è?
...abballare alla festa un "luquaré!”

Luquaré, abballa stretto stretto, abbracciato con me.
Luquaré, ora strofina il ginocchio come uno scimpanzé.
Luquaré, Mammacenza e Salvatore il fornaio ”a danzé”.
Luquaré, sotto le stelle e il campanile ora si balla ”all'incontré”.

Con riguardo all'etimologia di “Luquaré”, parola simbolo del ballo a Calitri e che oggi ha assunto il preciso significato di “polka e/o tarantella dal ritmo binario, esistono 2 versioni discordi ma ambedue attendibili. Nel suo vocabolario di dialetto calitrano del Giulio Acocella, questi cita testualmente: mazurca o polka ballata con una figura particolare, dal francese “carré (quadrato) con fusione dell'articolo maschile dialettale “lu”. L'altra versione fa derivare la parola dall'espressione latina “aliqua res” (“qualcosa”) poiché veniva usata in chiesa dai preti per indicare all'organista di suonare genericamente un “qualcosa” (gli organisti erano gli stessi musicisti che suonavano ai matrimoni privati dalla metà del 1800 in poi, e da qui l'uso nella musica da ballo).
*Cupeta: torrone (dal latino “cupedia”, che significa “desiderato” con riferimento a questa tipica leccornia). *Arpone: falco e/o uccello rapace. *Streca: si struscia. *Stuscé: nomignolo di un ramo della famiglia Scoca di Calitri. *Postale: autobus. *Abballare: ballare. *Mammacenza: Vincenzo Maffucci (della famiglia dei “Saluagg'”). *Salvatore il fornaio: Salvatore Iannolillo (della famiglia degli “Iagnulill'”). *Dansé: ballare. *All'incontré: al contrario (comando della quadriglia che indica alle coppie di girare in senso antiorario). *San Martino: è il santo che protegge chi è stato dotato sovrabbondantemente di attibuti dalla natura. *R'crìj: divertimento.

NOTE: il “mondo onirico” delle feste patronali dei paesini del centro-sud Italia è fatto di processioni, comitati festa e santi locali, spesso sconosciuti, bancarelle di venditori ambulanti, luminarie colorate ed orchestrine locali come la Banda della Posta che fanno ballare in piazza. Il popolo festante è quello dei coppoloni” che aspettano pazientemente per un anno il rituale della festa patronale per “santificare” la propria l'esistenza nel ballo. I luquaré” sono la colonna sonora di questi eventi e sono propizi per nuovi incontri (ed amori) con persone che affluiscono dai paesi vicini.
 

L'abballata
(Testo su filastrocche tradizionali di Calitri, Musica di Crescenzo Martiniello e Gaetano Tavarone)

 

Una mi ruj mi tre cancell', cum' t' sann' 'r paparell',
agli mò agli po', contatigghj ca sirr'c' sò,
r'c'ssett', r'c'rott', r'c'nnov' e vint',
apr' la fossa e menat' indr', apr' la fossa e menat' indr',
sì 'nn 'nd' vuò m'nà, vengh' ij e t' vengh' a v'ttà,
cu li prieut' e cu la banda sciam' a la via r' lu campsant'.
Cummara la Guardiola, e quant' 'n ten' 'r 'ss figliol',
'n ten' na carcara prima 'r cresc' e po' 'm 'r ddaj,
e sì 'm n' raj una, facim' un' 'mbonda a la Luna,
e sì 'm 'n raj roj, facim' a s'auza car'von',
e sì 'm 'n raj tre, facim' una, roj e tre.
Uno, due, tre finestrelle, come son buone le paparelle,
e sia adesso che poi, contale che sono sedici,
diciassette, diciotto, diciannove e venti,
apri la fossa e buttati dentro, apri la fossa e buttati dentro,
e se non ti ci vuoi buttare, vengo io e ti vengo a spingere,
con i preti e con la banda andiamo per la via del camposanto.

Commare la *”Guardiola”, ma quante ne tiene di queste figlie;
ne tiene una grande quantità, prima le cresce e poi me le dà,
se me ne dai una facciamo *“uno in cima della Luna”,
se me ne dai due facciamo *“si alza il carbone”,
se me ne dai tre facciamo una, due e tre
se me ne dai tre facciamo una, due e tre.

Ma 'cché 'n vogl' fà ca ij so bella,
marit'ma eia a la Puglia 'nn 'mm scriv',
'na piccola mancanza 'll'agg' fatta,
ra ruj figl' n'av' acchiat' quatt'.
Ma 'cché 'n vogl fa f'r'tuna mia,
m' l'ann' carc'rat' lu mij amor',
'm l'ann' puost' abbasc' a 'r cancell',
'm'rir' 'm lu fann' 'r passion'.
Cosa mi importa di essere bella,
mio marito è in Puglia e non mi scrive,
in verità una piccola mancanza glie l'ho fatta,
da due figli ne ha trovati quattro.
Cosa mi importa del resto, o fortuna mia,
hanno incarcerato il mio amore,
l'hanno messo in una cella sotterranea,
e me lo fanno morire di passione.

E balla lu m'ninn' e la m'nenna,
abballa lu scarrafon' 'ndò la paglia.
Pò n'amma fà na risa, pò n'amma fà na risa,
tu senza la s'ttana e ij senza la cammisa.
'S sò accucchiat' quatt' 'mpasta creta,
'nn 'nzann' fà nù man'k' a 'na p'gnata.
Rucche e và 'r va rucche a quatt' 'ran' lu baccalà,
e si mammata m'alluccua 'nn 'ng' pass' 'cchiù ra 'qqua.
E 'Lena 'e 'bboj 'Lena mitt' l'acqua a la s'rena,
si 'nn la mitt' 'bbona mangh' 't cant' e mangh' 't son'.
E nicche e nicchij e nicchij 'r'amm' nu cap' 'r sauzicchij,
si 'n 'mm 'n vuò rà, chi 't pozzan' 'n'frac'tà.
Tarantella si e tarantella no,
'a 'bbot' ric' si e 'a 'bbot' ric' no.
Bell' oi lì, e bell' oi là,
mannaggia li visch' tuj e quigghj chi ten' mammata.
Balla un tipo piccoletto con una tipa piccoletta,
balla lo scarafaggio nella paglia,
poi dobbiamo farci una risata,
tu senza la sottana ed io senza la camicia.
Si sono radunati quattro ceramisti,
non sanno fare neanche un manico ad una pignata,
* “rucche e va 'r va rucche”, il baccalà costa quattro *”grani”,
se tua madre mi strillerà, non ci passerò più di qua.
E nicchie e nicchij e nicchij”, dammi un intero salame,
se non me ne vuoi dare, ti auguro che possano infracidare tutti quelli che hai.
E Filomena, cara Filomena, metti a rinfrescare di notte l'acqua fuori dalla porta,
e se non lo fai bene non ti canto e non ti suono.
E tarantella si, e tarantella no,
a volte dice di si ed a volte dice di no.
E bella mia oilì, bella mia oilà,
accidenti ai vezzi tuoi ed a quelli che tiene tua madre.


M'chel' e 'bboj M'chel' piglia la 'atta 'p lu per',
lu sorg' abballa abballa e M'chel' cu' la cutarra,
cutarra e 'bbijlin' e M'chel' cu' la hagghina,
hagghina e hagghiucc' e M'chel' eia nu stumb' 'r ciucc'.
Banca Nicola si 'bbella e si 'bbona,
si 'bbella e 'mma'r'tata, e quanta corn' ten' la crapa!
Zompa canal' cu' n'ac'n' 'r sal',
cu' n'ac'n 'r 'agrest' facim' la m'nestra,
m'nestra e m'n'strun' facim' li maccarun',
maccarun' a vintiquatt' una, roj, tre e quatt'
maccarun' a vintiquatt' una, roj tre e quatt'.
Michele, caro Michele, afferra il gatto per il piede,
il topo balla e balla e Michele con la chitarra,
chitarra e violino e Michele con la gallina,
gallina e galletto e Michele è un asino.
* “Banca Nicola” sei bella ed attraente,
sei bella e sposata e quante corna che tiene la capra.

Salta il canale con un acino di sale,
con un acino della cresta (della spiga di grano) facciamo la minestra,
minestra e minestroni e facciamo i maccheroni,
maccheroni a ventiquattro, uno due tre e quattro,
maccheroni a ventiquattro, uno due tre e quattro.

Moglie del pastore:
e mamma, mamma acchiam' lu zit',
ca 'r cumpagn' mij s' so mmar'tat'
si passa st'ann' e n' mm' mmarit',
mamma t' l'èia chiang' stu p'ccat'.
Marit' mij vien' 't corca,
ca r'agg' pr'parat' 'r gghianch' l'n'zol',
Pastore: e 'nn 'r pozz' fa m'glier' mija,
ca 'r pecur' so r'mast' sol'.
Coro: tu vir' quant'è fessa lu pastor',
ca penza 'cchiù a 'r pecur' ca a l'amor'.
Moglie del pastore: “Marito mio vieniti a coricare,
ho preparato il letto con le lenzuola bianche”.
Pastore: “Non lo posso fare moglie mia,

perché le pecore sono rimaste sole”.
Coro: ”Guardate quanto è fesso il pastore,
lui pensa più alle pecore che all'amore,
guardate quanto è fesso il pastore,
lui pensa più alle pecore che all'amore”.


* “Guardiola”: è incerto se riferito a una donna che faceva da custode ad un locale con inferriate o ad una donna proveniente dal
     paese di Guardia dei Lombardi.

* “uno in cima alla Luna”: antico gioco dei bambini
* “si alza il carbone”: gioco dei bambini in cui si va in fila indiana ed il primo si china con le mani a terra consentendo al bambino seguente di saltare sopra la propria schiena per farlo portare in avanti; questi a sua volta si china allo stesso modo e lascia che tutti gli altri in fila gli saltino sulla schiena scavalcandolo e così via di seguito.
* “Grano”: antica moneta del regno di Napoli che ebbe valore fin dalla seconda metà del 1400 (fu introdotta da Ferdinando I) fino all'unità d'Italia.
* “Rucche e và 'r và rucche”: intraducibile, gioco di assonanze fonetiche tipiche del dialetto calitrano
* “E nicchie e nicchij e nicchij”: intraducibile, gioco di assonanze fonetiche tipiche del dialetto calitrano
* “Banca Nicola”: gioco dei bimbi, simile a “si alza il carbone” (con la differenza che più bambini si mettono chini incastrandosi con la testa sotto le spalle di quelli precedenti e devono restare immobili mentre gli altri saltano restando così come se fossero in sella ad un cavallo); qui, però, inteso come sfottò per qualche bella ragazza di nome Maria Nicola che avevo avuto il torto di maritarsi con un altro.

NOTE: questo brano è stato ideato partendo dalle strofe di antiche filastrocche e scioglilingua calitrani che sono ancora parte viva nelle memorie infantili di Francesco Maffucci.

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Prefazione alla suite “Nel Bosco di Zampaglione”

Questa suite è una celebrazione della storia e dei luoghi del nostro territorio che sono incontaminati da sempre; da 700 anni l'ampio territorio denominato Bosco di Zampaglione è riserva di caccia e vastissima distesa di terra dedicata alle colture. Abbraccia ben 5 comuni dell'Alta Irpinia ed è fonte di provenienza di tantissimi prodotti tipici di altissimo e riconosciuto valore qualitativo. Dall'epoca dei templari fino all'illustre musicista Gesualdo da Venosa e dai tempi del brigantaggio successivo all'Unità d'Italia fino ai nostri giorni e sotto lo sguardo della nobile famiglia Zampaglione (agenti feudali di Calitri), qui l'uomo ha sempre onorato la Santa Alleanza tra l'umano e il divino attraverso l'amore per la terra, terra che diventa fulcro del ciclo della rinascita proprio nei frutti che essa genera, nel rispetto della natura, della fede e dell'amore per la bellezza del creato. In questi luoghi mistici si esalta l'unicum cosmico che da sempre coesiste in armonia avendo trovato nella terra, nella nostra terra, il Sacro Graal della vita eterna.

Stemma della nobile famiglia Grimaldi

Stemma della nobile famiglia Grimaldi

Stemma della città di Calitri

Stemma della città di Calitri

Stemma della nobile famiglia Zampaglione

Stemma della nobile famiglia Zampaglione

Pavana per Gesualdo
(Testo da una poesia di Giovanni Maffucci - Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Nel tremolìo del diafano mattino,
s'apre ancor tremante un pio ciclamino,
il bosco ancor silente,
ora s'adorna di gemme impaziente. 

Una melodia in stile di Pavana lenta del '500 sgorga da una chitarra ridando voce a chi qui per anni suonò il suo liuto, il Principe Gesualdo da Venosa (Signore di Calitri) che accompagnato dal suo fidato braccio destro Giovan Camillo Zampaglione spesso veniva nelle nostre contrade a cacciare ed anche a ristorare il suo spirito irrequieto e tormentato... una voce intona un'ode al bosco come simbolo di fede nella natura che si rinnova e nel suo ciclo vitale di rinascita seguita da un coro religioso per la Madonna come simbolo di fede nella nostra Dea Madre... arriva la carrozza con lo spirito di Gesualdo che scende e caccia il cinghiale, simbolo esoterico di rivelazione di conoscenze superiori che qui furono custodite e nascoste dai templari... riecheggia il tema musicale della "Pavana per Gesualdo" che viene subito risposto da un contrappunto per moto contrario cancrizzante ad indicare che lo spirito di Gesualdo qui cerca ancora qualcosa, fino ai nostri giorni...


Canon a 2, "Qaerendo invenietis"
(Musica di J.S. Bach, canon a 2 da “Musikalisches Opfer” BWV 1079)

...il tema della Pavana si incastra con il canone enigmatico di J.S. Bach al clavicembalo che lo stesso Maestro indicò con il titolo di “Qaerando invenietis” (chi cerca, trova); questo tema sostituisce lo strumento a corda indicando una strada “segreta e cifrata” nella sua risoluzione (la seconda voce bisogna ricavarla visto che Bach ne ha scritto solo una). La risoluzione del canone enigmatico porta alla rivelazione del Sacro Graal, che per noi è la nostra terra incontaminata dell'Alta Irpinia, nel suo simbolo più incontaminato e incantato, il nostro Bosco di Zampaglione!

Nel Bosco di Zampaglione
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

 

Nel Bosco di Zampaglione,
grande feudo del barone,
la notte abbolava lo sportiglione.
Chi per ventura s'avventura,
di notte in quella selva oscura,
cuore impavido non teme la paura.
Tremori arborei e cuccuvasce,
volpi, cinghiali, assioli e musce,
furtivo l'allocco col barbagianni sul ramo s'apposcia.
Senza il clamore degli araldi,
in quelle fratte fino ai Grimaldi,
il rifugio per briganti e ribaldi.
E' un'alluvione di turisti, consapevoli e progressisti,
utopisti e ambientalisti contro le brame degli affaristi,
nella pace di una radura godono tutti questa natura,
fin sull'Ofanto in pianura che a Paolo Emilio portò sciagura.
Nei versi di cicale e calabroni,
l'antico incanto si rinnova nelle stagioni.

Vieni nel Bosco di Zampaglione,
aleggiano leggende dai templari ai Re Borbone;
nella Gerusalemme di tutto il Meridione,
è custodito il Sacro Graal dell'eterna emanazione.

Se a caccia devi andare,
in squadra armato devi sparare,
altrimenti il cinghiale ti farà male.
Se imprudente vai solitario,
il bosco infliggerà il sudario,
come la vita che ti segna nel suo Calvario.
E il grande Gesualdo, di Calitri reale sigillo,
col beneamato castaldo, il fidato Giovan Camillo,
dal liuto madrigaldo preludiava il soave trillo,
affrancandolo da gran pena, dal dolore e grave assillo.
Nei versi degli amanti l'eterno canto,
rinnova delle stagioni l'antico incanto.

Vieni nel Bosco di Zampaglione,
aleggiano leggende dai templari ai Re Borbone;
nella Gerusalemme di tutto il Meridione,
è custodito il Sacro Graal dell'eterna emanazione.

* Grimaldi: la nobile famiglia Grimaldi, di cui oggi il Principe Alberto II è il più illustre rappresentante nonché reggente del Principato di Monaco. Fino al 1500 sono stati i nobili Signori di Monteverde (AV) e quindi proprietari dell'area orientale del Bosco di Zampaglione.

NOTE: questo brano è un inno ecologista con un bosco come protagonista di vicende e leggende storiche, nonché come luogo dove ancora oggi si fonda e scorre la vita delle nostre comunità. E' anche un omaggio alla nobile Famiglia Zampaglione che dal 1340 risiede a Calitri (l'avo Zampignon sfuggì in Francia alla persecuzione contro i templari che Filippo il Bello iniziò nel 1307 e che portò al rogo il Gran Meastro dei Templari, Jacques De Molay,  il 18 marzo 1314) ed al Principe Gesualdo da Venosa (Principe di Calitri ed eccelso musicista) che negli ultimi anni di vita ebbe come suo uomo di fiducia Giovan Camillo, membro della nobile casata Zampaglione, di cui era spesso ospite a Calitri per coltivare il suo amore per la caccia.

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Prefazione alla suite “Ora bruè”

Questa suite descrive il rituale popolare religioso più importante del territorio, la Festa in onore della Madonna dell'Immacolata Concezione che si celebra il giorno 8 settembre a Calitri; tutta la narrazione musicale è costruita sul tema dell'inno religioso “Evviva Maria” che funge da “basso continuo ed obbligato” lungo tutti i brani, ma non nel registro grave bensì in quello di soprano, ad indicare la sua natura divina che tende verso l'alto. La forma di musica popolare che qui tutti conoscono fin da bambini è quella religiosa, poiché si ascoltano e si cantano questi "inni sacri" fin dalla più tenera età in chiesa ed alle processioni.


Ave Maria
(testo tradizionale religioso, Musica di Canio Rosario Maffucci)


Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum. benedicta tu in muliéribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus,
nunc, et in hora mortis nostrae.
Amen.
Ave, o Maria,
piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.
  

Chorale super thema Evviva Maria
(Musica di Canio Rosario Maffucci)

NOTE: Corale strumentale ad imitazione dello stile barocco del primo '700 tedesco sul tema religioso “Evviva Maria”. All'indomani del disastroso sisma del 1980 che distrusse la Chiesa dell'Immacolata Concezione di Calitri lasciando miracolosamente in piedi ed intatta solo la statua della Madonna, oltre al nuovo edificio fu costruito anche un nuovo e sontuoso organo di 15 registri reali e di circa 2.000 canne sonore; ebbi il privilegio di assistere a tutte le fasi della sua costruzione ad opera della famiglia di organari "Continiello" di Monteverde (AV), paese a noi limitrofo, ed improvvisavo spesso nella forma del corale a 4 voci. Sebbene con le limitate conoscenze contrappuntische e di armonia dell'epoca, era diventata una consuetudine ascoltare in chiesa i corali sui temi delle processioni e del Santo Ufficio della Beata Vergine Maria (Ufficio che tutt'oggi viene cantato in latino dai "fratielli" dell'Arciconfraternita nel loro appuntamento domenicale delle 8,30).

Santo Ufficio della Beata Vergine Maria
(Inizio del testo del Benedictus, dal Vangelo di Luca 1,68-69 - Musica tradizionale religiosa)

 Benedictus Dominus, Deus Israel,
quia visitavit et fecit redemptionem plebis suae
et erexit cornu salutis nobis
in domo David, pueri sui.
Benedetto il Signore, Dio di Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo
e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide suo servo.

NOTE: questo frammento registrato del Santo Ufficio, nella parte testuale conosciuta in ambito ecclesiastico come "Cantico di Zaccaria", proviene da una registrazione effettuata nella Chiesa dell'Immacolata Concezione di Calitri mentre viene cantato dai "fratielli" dell'Arciconfraternita.

Ora bruè
(Testo e Musica di Canio Rosario Maffucci)

* Fino al 1965, quando la messa veniva officiata in latino, le vecchiette di Calitri erano use rispondere alle invocazione del sacerdote storpiando immancabilmente tutte le dizioni latine; una di queste era "ora bruè" che per il popolo sostituiva quella corretta di “ora pro eius” (“prega per lui”). 

Ora brué, ora brué.
Prega per lui, prega per lui.
E Maria Rosa, ndà la chiesia 'nn 'nn'è cosa,
quann' sim' 'a lu casin', 'gghià facim' che 'bb'lim'.
“Maria Rosa, nella chiesa non è cosa, quando andiamo alla casa colonica, lì facciamo quello che vogliamo”.
Sonetto popolare che i calitrani coniarono per Don Raffaele Nicolais, in quanto si diceva fosse l'amante di una certa Maria Rosa che lo guardava estasiata e rapita mentre egli suonava l'organo (questi versi sono della tradizione popolare).
A Ron' Gaetan' lu so carut' li maruqun',
av' ritt' a lu sacr'stan' chi r'arruna a un' a un'.
“Don Gaetano al sagrestano nell'imbroglio: se ne escono le lumache; scappa, prendile e raccoglile”.
* Don Gaetano Ricciardi era ghiottissimo di lumaconi e molte volte celebrava Messa con le tasche ancora piene di questi molluschi che però fuoriuscivano essendo ancora vivi per essere stati appena raccolti nei campi; era in quei momenti che si rivolgeva disperato al sagrestano per riacciuffarli.

Ora brué, ora brué.
Prega per lui, prega per lui.
E Ron Antonij a 'na figliola avia aucchiat',
ma li frat' 'r Pirlingò 'r palat' l'ann' scurmat'.
“Don Antonio aveva messo gli occhi su una bella ragazza, i fratelli di “Pirlingò” l'hanno riempito di botte”.
* Don Giuseppe Antonio Rossi è stato un prete forestiero (reggente la Parrocchia di San Canio dal 1938 al 1959) ed aveva rivolto attenzioni particolari ad una bella ragazza (figlia di tale “Pirlingò”); la ragazza raccontò tutto ai fratelli che gli tesero un agguato picchiandolo in malo modo.
E Ron 'Vcienz' 'a 'r v'rg'nell' 'cu lu zit':
e mò v'nit' 'nnanz', cum' sit' sit'”.

“Don Vincenzo alle verginelle con il fidanzato: venite avanti così come siete”.
* Don Vincenzo Cubelli (28.08.1921 - 30.01.1999) doveva far partire la processione di Santa Lucia con a capo la sfilata delle “verginelle” e chiamava ripetutamente le ragazze dicendo: “avanti le verginelle”; notando che nessuna s'avanzava, imprudentemente disse: “venite avanti così come siete” per intendere di muoversi anche se non vestite da vergini (il popolo, come sempre virtuosamente solerte in queste occasioni, non ha tardato a dare ben altro significato alle parole del nostro amato e stimato Don Vincenzo, icona della nostra infanzia e gioventù).

Ora brué, ora brué.
Prega per lui, prega per lui.
Ron Rafaiel' chi 'nn 'n'era mank' arrivat',
lu 'n'ghj'rer'n' cu li matun' ca s'era tropp' allargat'.
“Don Raffaele, che non aveva finito neanche di arrivare, lo murarono con i mattoni poiché si era già troppo allargato”.
* Don Raffaele Gentile è stato Parroco di Calitri dal 1961 fino alla morte poco prima del terzo millennio: gli fu murata con mattoni la porta della sua abitazione attigua alla Chiesa madre di San Canio da alcuni insospettabili giovanotti dell'epoca in quanto mostrava un fare troppo disinvolto con alcune apprezzabili rappresentanti locali del sesso debole.
Pepp' 'U 'Gnot' 'a la Maronna è nummar' un',
e 'mmiezz' a li fratielli cap'a'ddozij a 'r pr'gg'ssiun'.
“E Peppe l'Ignoto, con la Madonna è un tutt'uno, dei confratelli è il capo delle processioni”.
* Giuseppe Galgano, detto “l'Ignoto” è un anziano uomo pio e devoto ancora in salute; simbolo dell'Arciconfraternita “Immacolata Concezione”di Calitri ha scelto di restare celibe in quanto votato interamente al culto mariano all'amore per la n"nostra Madonna". Immancabile protagonista di tutte le processioni in cui veste i paramenti bianco-azzurri della congrega, porta l'altissimo Palio o la  pesante Croce di Cristo. 

Ora brué, ora brué.
Prega per lui, prega per lui.
Domm'n e Domm'n', ogn' femm'na ten' n'omm'n,
e nuj sim' uagliun', 'n t'nim' cink' 'a'pp'run'.
“Signore, ogni donna ha un uomo, ma noi che siamo giovani, ne abbiamo cinque per ciascuno”.
* Giuseppe Caputo detto “Matalena” (18.08.1931), violinista storico della Banda della Posta ed organista della Chiesa “Immacolata Concezione” di Calitri già da molti decenni, da giovane aveva coniato questa canzonatura autoreferenziale per vantarsi e pavoneggiarsi del fatto che fosse molto richiesto dalle ragazze in età da marito.
E tu C'ment' ca 'r n'tuon' a 'ssì p'zuok',
s'bbé tu 'nn 'n 't n'z'rà ca pigl' l'er'va 'r lu 'ss'rruot'.
E tu Cemento che fai cantare i devoti, almeno tu non ti sposare, altrimenti prendi l'erba del precipizio” (fai una brutta fine).
Cemento” è il nomignolo dialettale del M° Giuseppe Codella (09.12.1966), attuale organista e direttore del coro della Chiesa Madre di “San Canio Vescovo e Martire" (Protettore di Calitri): questo carissimo amico ha come status civile quello di “omm'n' zit'” (scapolo) e con il suo fulgido esempio di resistenza al matrimonio è diventato un monumento vivente alla memoria per tutti noi sposati.

NOTE: brano in stile popolare avente a tema i personaggi religiosi e laici di Calitri che più sono entrati a far parte del patrimonio di dicerie o canzonature sorte intorno al mondo ecclesiastico. Questo brano rappresenta la parte popolare del sentimento religioso, vissuto sempre come forma di gioia anche attraverso melodie, ritmi e sfottò tipici della tradizione locale.
 

Evviva Maria
(tradizionale religioso)


Evviva Maria, Maria evviva.
Evviva Maria e chi la creo’.
In ciel se ne andava con tanta armonia,
evviva Maria e chi la creò.

Note: la Banda della Posta suona l'inno “Evviva Maria” così come da tradizione fanno le bande nella processione dell'8 settembre, quando il rituale popolare di questo evento e la devozione raggiungono il culmine della celebrazione con il ritorno della statua della Madonna in chiesa tra il tripudio della folla in delirio e la roboante esplosione dei fuochi artificiali che sanciscono la fine della Festa religiosa.

 

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Crediti


Produttore e Direttore Artistico: M° Canio Rosario Maffucci https://www.maffuccimusic.com/

Registrazioni effettuate presso:
- CD&M di Filiano (PZ) www.cdem.it/studio.htm
(28, 29 e 30 gennaio 2017);
- Corrado Productions di Supersano (LE) www.corradoproductions.com/
(15, 16 e 17 maggio 2017 - fonico in entrambi gli studi, Luigi Cariddi);
- Studio Rospo Records di Calitri (AV) https://www.facebook.com/alessandro.altieri.526
(da agosto 2017 a marzo 2018) inclusi tutti i Mixing e gli Editing Audio; fonico e “cervello” del suono Alessandro Altieri;
- Mastering audio dell'Ing. Antonio Ruggiero http://absolutemastering.com/ di Pollena Trocchia (NA)
(inizio marzo 2018)

Hanno preso parte alle registrazioni:
Francesco Maffucci: voce solista maschile & backing vocals;
Martina Ciccone: voce solista femminile & backing vocals;
Giovanni Buldo: basso elettrico Fender Jazz, Eko Fretless & backing vocals;
Antonio Daniele: batteria Yamaha in "Marinai in coperta", "Luquaré", "L'abballata" e batteria Pearl in tutti gli brani;
Vincenzo Briuolo: fisarmonica Soprani e mandolino in “L'abballata”;
Giovanni Briuolo: mandolino Suzuki & backing vocals in “L'abballata”;
Crescenzo Martiniello: organo Farfisa in “Luquaré”, “Ora bruè” ed "Evviva Maria";
Nino Tavarone: chitarra elettrica Fender Stratocaster nell'intro di “Abballa la quadriglia”;
Martina Perna: violino acustico in “Marinai in coperta” e “Luquaré”;
Alessandro Altieri: c
hitarre classiche (Marseglia, Yamaha, Guzzo), acustiche (Martin D28 e Yamaha APX 10D), 12 corde (Takamine Jasmine), semiacustica (Ibanez Artcore), baritono (Ibanez SDGR), elettriche (Fender Stratocaster & Telecaster, Gibson Les Paul) in tutti i brani inclusa ideazione arrangiamenti chitarristici; inoltre banjo in “Abballa la quadriglia”, “Posta mon amour” (anche voce al megafono), "Ora bruè" & backing vocals;
Canio Rosario Maffucci: organo Hammond XMc-1 (in "Abballa la quadriglia", "Il sortilegio degli sponzati", "Nel vuoto della notte", "Banda della Posta", "Le grand Coureur", "Corsari", "Coppoloni", "Nel Bosco di Zampaglione", "Ave Maria" e "Chorale super thema Evviva Maria"), Piano Fender Mark Rhodes II (in "Posta mon amour", "Marinai in coperta", "Mare mysticum amoris" e "Profeti"), Yamaha DX7 (in "Baruch atah Adonai"), clavicembalo (in "Canon a 2, Qaerendo invenietis" e "Nel Bosco di Zampaglione"), organo liturgico della Chiesa dell'Immacolata Concezione di Calitri e "samples" di organi liturgici tedeschi (in "Ave Maria" e "Chorale super thema Evviva Maria").
Ermanno Corrado: violino acustico in “L'abballata” (registrazione presso
www.corradoproductions.com il 14.02.2018);
Paolo Sasso: violino acustico in "Abbala la quadriglia", "Posta mon amour", "Nel vuoto della notte", "Le grand Coureur", "Corsari", intro di "Luquaré", "Pavana per Gesualdo" e "Nel Bosco di Zampaglione": registrazioni effettuate presso
https://amarcordstudio.net/ del M° Giuseppe Sasso a Marigliano, NA, il 3 marzo 2018);
M° Giuseppe Codella (Pepp' C'ment'): le 2 voci di basso nel coro di "Les Corsaires"; 
Yulia Fedoseeva: voce di soprano in "Pavana per Gesualdo".

Si ringrazia l'Arciconfraternita “Immacolata Concezione” di Calitri (AV), nella figura del suo Priore, il Sig. Vitantonio Di Milia, per aver concesso l'uso della registrazione del frammento di Ufficio della Beata Vergine Maria inserito nella 13esima traccia del CD.
Si ringrazia inoltre il Sig. Rolando D'angeli di Roma per l'impulso e la fiducia profusi nella realizzazione di questo progetto e del nuovo percorso artistico della Banda della Posta.